Bello l’universo scintillante dell’intelligenza artificiale, vero? Ma sotto la superficie luccicante si nasconde qualcosa di molto più fragile: un castello di carte finanziario che traballa pericolosamente sotto il peso dei suoi stessi sogni.
Il gioco dei giganti: chi investe in chi
Nel mondo dell’IA (o AI Artificial Intelligence) sta succedendo qualcosa di straordinario e, allo stesso tempo, inquietante: le grandi aziende tech si stanno finanziando a vicenda, creando un circuito chiuso di denaro che somiglia più a un trucco di prestigio che a una solida strategia industriale. Hanno persino coniato un termine per questo fenomeno: Circular Deals (accordi circolari). Ma andiamo con ordine.
Ecco qualche cifra da capogiro:
- OpenAI ha firmato un accordo da 300 miliardi di dollari con Oracle per infrastrutture cloud.
- Meta (sì, Facebook) ha messo 15 miliardi sul tavolo per partecipare all’azienda Scale AI.
- Nvidia ha investito 100 miliardi in OpenAI, che a sua volta comprerà milioni di chip Nvidia.
- Nvidia ha poi buttato altri 250 milioni in CoreWeave, un’azienda di data center che si è appena quotata in borsa. E indovina? Nvidia possiede già il 5%.
- AMD entra in gioco, offrendo chip ad OpenAI in cambio della possibilità di acquistare il 10% della società a un centesimo ad azione.
Sembra complicato? Lo è. Ma la dinamica è semplice: una azienda investe in un’altra, che a sua volta compra prodotti dalla prima, facendo girare soldi come una pallina da flipper.
Amazon, Google, Musk: tutti dentro il loop
E non finisce qui. Amazon ha investito oltre 8 miliardi in Anthropic, in cambio dell’esclusiva sull’utilizzo dei suoi servizi cloud. Lo stesso ha fatto Google, con un accordo da miliardi per fornire chip e infrastrutture. Alla fine, Anthropic è intrecciata fino al midollo con i tre colossi: Amazon, Google e Nvidia. E tutti e tre ora hanno un interesse diretto nel suo successo.
Anche Elon Musk gioca la sua partita: con XAI, Tesla, Twitter/X e Grok, crea un ecosistema chiuso in cui le sue aziende si alimentano a vicenda. Un’intelligenza artificiale integrata, ma anche una struttura finanziaria molto rischiosa.
Cosa c’è sotto? Hardware, energia e debiti
Per costruire l’infrastruttura dell’AI non bastano idee brillanti: servono chip, data center ed energia, tantissima energia. Parliamo di progetti come Stargate, per cui OpenAI stima 23 gigawatt di energia. Per darti un’idea: una centrale nucleare produce 1 GW. Quindi sì, stiamo parlando di 23 centrali nucleari, solo per far girare l’AI.
E tutto questo viene finanziato a debito. Le aziende come OpenAI, che bruciano più denaro di quanto ne incassino, si indebitano pesantemente. Addirittura hanno chiesto linee di credito da miliardi contro… hardware che diventa obsoleto ogni sei mesi…
Hai capito bene. Stanno ipotecando il futuro su chip che tra un anno potrebbero non valere nulla.
Profitti? Ancora pochi. Ma la speranza è enorme
Secondo McKinsey, nei prossimi 5 anni serviranno oltre 7.000 miliardi di dollari per costruire l’infrastruttura AI. E le entrate? Secondo i dati, OpenAI genera 13 miliardi l’anno. Il mercato dovrebbe arrivare a 2.000 miliardi di entrate annuali per giustificare la spesa. Attualmente siamo a un buco da 800 miliardi.
Il problema non è solo la spesa. Il problema è che questi investimenti sono basati sulla fiducia, sull’ottimismo, sulla speranza che “qualcosa succederà”.
Siamo dentro una bolla? O è solo una nuova rivoluzione?
Molti iniziano a paragonare questa situazione alla bolla delle dot-com degli anni 2000. Ma ci sono differenze sostanziali:
Oggi c’è una tecnologia più matura:
- Il cloud è reale e veloce.
- Le GPU ci sono davvero: sono le Graphics Processing Unit, in italiano Unità di Elaborazione Grafica. Nate per i giochi grafici ad alta risoluzione, sono eccellenti per i compiti paralleli (tanti insieme) dell’AI; lavorano su migliaia di compiti più semplici, ma contemporaneamente. Maggior produttore mondiale? NVIDIA manco a dirlo.
- I software per l’AI si “scalano” (si adattano senza cambiare troppo la struttura) facilmente ed in modo efficace.
Ma c’è anche un rischio più grande:
- Gli investimenti sono enormi, e più concreti.
- Le infrastrutture sono fisiche, costose e… molto energivore.
Se allora investivi su un sito web che falliva, pazienza. Ma se oggi costruisci un data center grande come una città, e poi non arriva la domanda… cosa fai? Lo lasci vuoto? Lo svendi? Lo alimenti per il nulla?
Lo sgonfiamento lento…
Vedi, il pericolo non è un’esplosione. Non ci sarà un “bang” come nel 2000. Il rischio è lo sgonfiamento lento, come un pallone che perde aria piano piano, fino a restare floscio sul pavimento. Un processo in cui i capitali spariscono, le promesse si ridimensionano, e qualcuno rimane con il cerino in mano.
Magari sarà solo un periodo di assestamento. Magari ci sarà una selezione naturale tra le aziende. Magari davvero, tra 5 anni, l’AI sarà ovunque e giustificherà tutti questi investimenti. Ma oggi, con questi numeri, è lecito farsi qualche domanda.
Perché parlo di tutto questo?
Perché gli investimenti in AI stanno attirando capitali da ogni parte, e se stai pensando di cavalcare l’onda, devi sapere cosa c’è sotto la superficie. Le opportunità sono enormi, sì, ma anche i rischi lo sono.
Prima di investire, valuta sempre:
- Chi sta guadagnando davvero?
- Qual è la struttura finanziaria delle aziende?
- Sono sostenibili o solo speculative?
- Qual è l’orizzonte temporale di ritorno?
- Qual è il reale utilizzo della tecnologia proposta?
Un ultimo pensiero
L’intelligenza artificiale è davvero una delle rivoluzioni più potenti del nostro tempo. Ma ogni rivoluzione ha il suo prezzo. E in un sistema dove tutti si finanziano a vicenda, dove i soldi girano in cerchio e i profitti non ci sono ancora, bisogna chiedersi: chi resterà col conto da pagare? Facciamo che per una volta non siamo noi investitori? Il consiglio è sempre quello: diversificare e stare sempre molto, molto attenti.
Questo contenuto è solo a scopo informativo e non costituisce consulenza d’investimento.
Buona Intelligenza !
UfficioFinanza.it – Domenico Guercia
